17 – IL BACIO

 

21248_916504931733859_36820727030487019_n

Siamo nella sua casa, nella camera da letto dei suoi che sono in vacanza in montagna.
È primavera. Io sono nella casa di una coppia di una manciata d’anni più grande di me per farmi scopare dal loro figlio 27enne.
Sono esaltata da quando Andrea me lo ha detto al telefono “Stiamo a casa mia ché i miei non ci sono”. La naturalezza e la semplicità con cui lo ha detto mi ha stuzzicata e mandata letteralmente su di giri.
Lui è di là in cucina, gli ho chiesto di portarmi del vino, intanto mi sono spogliata totalmente, lanciando vestiti e lingerie sulla cassapanca addossata alla parete di fronte, e mi sono sdraiata sul lettone, rotolandomici sopra, annusando l’odore di bucato fresco e immaginando lui quella mattina che stendeva lenzuola pulite per noi sul letto dei suoi.
Sono eccitata da impazzire, mi accorgo che le mie gambe non hanno quiete, sono concitate e febbrili: le apro, le chiudo, le accavallo e poi torno ad aprirle mentre mi tocco il seno, mi titillo i capezzoli e continuo a rotolarmi sul letto.
Andrea arriva. E’ bello, emozionato come sempre, ha due calici di vino bianco nelle mani e si avvicina piano guardandomi.
“Fermati” gli dico. Mi metto seduta e spalanco oscenamente le cosce.

 Lui si ferma. Lo guardo. Vorrei cominciare a masturbarmi, a fargli uno spettacolino sconcio, ma poi ci ripenso: voglio che mi prenda ora, subito. Voglio trascinarlo immediatamente su questo letto e tra le mie gambe per fargli capire l’entità del mio desiderio, voglio che mi scopi subito con vigore, con rabbia, quasi ad urlarmi che non è un sogno, che non siamo un sogno.
Gli tolgo i bicchieri dalle mani, li poggio sul comodino e comincio freneticamente a spogliarlo.
Finalmente è sopra di me, fra le mie gambe aperte, abbiamo le fronti unite e ci guardiamo.
Occhi negli occhi.
Quanto lo voglio. Respiro forte il suo odore mentre sento il suo uccello duro guizzarmi fra le cosce, colpire la loro faccia interna, come uno splendido animale cieco che avanza cercando la sua strada. La cappella mi tocca l’inguine, poi le grandi labbra, poi finalmente trova l’ingresso alla fica. Sono bagnatissima. Si sente il rumore del cic ciac dei miei umori che i colpetti del cazzo provocano battendomi la passera. Lui piano fa scorrere la cappella dentro la fica liscia e scivolosa.
Ci guardiamo, non abbiamo smesso di guardarci e di respirarci sul viso.
Andrea rimane sospeso e immobile: non mi affonda il cazzo dentro. Mi sorride sornione mentre io sto impazzendo di desiderio. Caccio fuori la lingua a cercargli le labbra. Lui risponde al mio bacio: me la succhia, la bacia e mi respira nella bocca ma non si decide a piantarmi il cazzo nella fica.
Mi sento tendere tutta, tremo per la voglia di cazzo e per come mi sta facendo sentire: femmina, fica, cagna in calore al guinzaglio, al guinzaglio delle sue stesse voglie o per guinzaglio il suo cazzo, che poi è la stessa cosa.
È lì, sento la sua cappella palpitare dentro, ci stiamo guardando negli occhi e le nostre lingue stanno danzando oscenamente. E’ questo che si intende per “scoparsi la mente”? Penso di sì, perché sto godendo dentro al cervello.
Inarco la schiena, sollevo il bacino e mi prendo tutto il cazzo nella fica. Lui si discosta un poco, quasi a negarmelo, quasi a fuggire. Gli metto le mani sui fianchi e sollevo il bacino più in alto e più vigorosamente fino a farmi affondare tutto il cazzo dentro e sentire le palle che mi colpiscono. Poi mi abbasso per farlo scorrere un po’ fuori e torno sù, con lui che si ritrae sempre di appena un pochino. Continuiamo questa schermaglia amorosa ansimando all’unisono sempre più velocemente, leccandoci le labbra e respirandoci forte nella bocca.
Voglio essere sbattuta, chiavata.
Lui lo sa. So che lo sa e so che vuole farmi impazzire di desiderio.
Alla successiva mia risalita del bacino ad accoglierlo, non torno più giù, mi ancoro saldamente con le braccia alle sue spalle e contraggo i muscoli delle pareti della vagina a serrargli il cazzo. Andrea geme forte. I miei occhi adesso avranno sicuramente un’espressione subdola e vittoriosa: so che quando gli strizzo l’uccello con la fica diventa matto. E allora continuo. Col bacino sollevato e col cazzo ben piantato dentro comincio ritmicamente a rilasciare e a contrarre i muscoli della fica, un abbraccio infinito di fica che gli sta mungendo il cazzo. Andrea mugola e comincia a ripetere “Oddio”.
I miei occhi sono sempre nei suoi, mi accorgo che fatica a tenerli aperti. Sorrido trionfante e gli mordo le labbra. Il cazzo nella mia fica pulsa sempre più forte. Lo sento. Continuo a restare con la schiena inarcata e il bacino sollevato. E stringo e rilascio, stringo e rilascio la fica.
Poi finalmente succede: Andrea mi urla “Sei mia”, passa le mani sotto il mio culo, mi afferra con i palmi le natiche, mi tiene ferma e comincia ad andare su e giù, a sbattermi perbene. Mi sta galoppando, mi sta scopando come sa fare e come volevo. Il sudore inonda i nostri ventri incollati. Mi sta chiavando da dio. Adesso sono io a gemere forte e a socchiudere gli occhi mentre rovescio indietro la testa. Lui mi morde sul collo “Guardami” mi dice “non smettere di guardarmi”. Obbedisco. Lo guardo e miagolo e gemo. Le sue spinte sono sempre più potenti, precise, intense, favorite dalle sue mani che mi tengono ben fermo il culo e assecondano ogni suo affondo.
Mi parla nella bocca “Godi amore mio. Godi e guardami” mi ripete sempre più forte. Sento la sua voce e le molle del materasso sotto di me che cigolano. Poi vengo. Il mio grido di sillabe disconnesse ricopre ogni altro suono. Un lungo arcobaleno di lallazioni che pian piano da incomprensibili divengono chiare e distinte: sto ripetendo all’infinito “Ti amo”.
Quante volte le molle del materasso sotto di me hanno ceduto, a ritmo delle spinte dell’amante del momento? Quanti morsi e baci e graffi sulla mia pelle? Quante parole, uguali e identiche, sussurrate e urlate fra i miei capelli? Quante braccia aperte e mani strette e lingue confuse?
Centinaia forse. Ma così non è stato mai. Così che ad ogni orgasmo ti do il mio cuore e non lo rivoglio indietro, perché ogni volta me lo raddoppi, me lo rinnovi. Così che è un donare di amore magico, perché più te ne do e più ne ho. Così che è insieme porcata e dolcezza, qualcosa che rende ancora più intensa la sensualità, arriva fino in fondo al cuore e dà un senso a sospiri ed orgasmi, li sorregge e li tonifica, ne aumenta l’intensità e la gioia.
Andrea vorrebbe scoparmi ancora ma gli sguscio da sotto. Lo faccio mettere in piedi sul letto e mi accovaccio sotto di lui.
Quanto è bello.
Gli faccio scorrere le mani, le unghie sui fianchi, sulle natiche e non smetto di guardargli l’uccello.
Forse lui si aspetta un pompino ma io lo guardo e basta. Lo fisso. Mi avvicino di più con gli occhi per colpirgli la cappella con le mie ciglia, sbattendo le palpebre. Poi torno a guardarlo, senza smettere di accarezzargli i fianchi e le natiche con le mani. Ogni tanto avvicino le labbra al suo cazzo e gli dico che lo amo. Glielo sussurro da vicino vicino. Faccio dichiarazioni d’amore al suo cazzo come se potesse sentirmi, di certo però l’uccello percepisce perbene il mio fiato umido e caldo, la mia voglia di lui.
Alzo lo sguardo. Andrea ha quell’espressione a metà fra l’orgoglioso e l’imbarazzato. Gli sorrido e comincio a sfiorargli piano l’uccello, un po’ con le dita e un po’ con la lingua. Lo percorro, ne disegno i contorni, le vene pulsanti in rilievo. C’è il sapore di me sul suo cazzo.
Andrea geme e gemo anch’io. Sto gustandomi e appagando il mio potente desiderio di esplorarlo, di conoscerlo bene, di appropriarmi di ogni singolo fremito ad ogni mio tocco, di dita, di lingua o di ciglia. Una voglia che non avevo mai provato per nessuno. Vorrei avere mille mani, cento bocche e dieci lingue per trasmettergli tutta la forza, tutta la tenerezza e sincerità del mio desiderio.
Mi sposto, gli dico che ho sete e prendo un calice di vino dal comodino. Lo avvicino al cazzo e glielo immergo nel vino freddo del bicchiere. Lui rabbrividisce e rovescia indietro la testa. Prendo il suo uccello in bocca e comincio a succhiare… sapore di lui, di vino e di me. Quando il cazzo torna caldo ripeto l’immersione nel vino, poi torno a pomparlo. E poi di nuovo. E di nuovo. Una doccia scozzese al suo cazzo fatta col vino freddo e la mia bocca calda.
Poi mi dedico totalmente a lui. Lo amo con la bocca, lingua, labbra, respiro e gola.
Ormai lo conosco totalmente, riconosco ogni brivido, ogni palpitazione, ogni sussulto del suo uccello. Ascolto il fremere delle sue vene in rilievo e vario la pompa nel modo che più gli piace. Quando giungono le note pulsazioni che preannunciano il suo orgasmo, vado su e giù più lentamente ma più energicamente, nel modo che so che lo delizia. Però stavolta non lo faccio venire in gola: quando lui esplode io serro le labbra appena sotto la cappella e metto la lingua a conca ad accogliere lì tutta la sua sborra, lo succhio perbene e con accortezza in modo da stillarne ogni goccia.
Andrea sta tremando e gemendo. Io ho la bocca piena e non ingoio. Mi sollevo, mi metto in piedi sul letto e gli poggio le mani sulle guance, costringendolo ad abbassare la testa che aveva rovesciato all’indietro, poi avvicino le labbra alla sua bocca imbronciata e lo bacio. La sua lingua si ferma solo un attimo quando si rende conto di trovare nella mia saliva e sborra. Vacilla e vacillo anch’io. Poi mi serra forte fra le braccia e prende a baciarmi con passione e foga. Un bacio infinito e scandalosamente squisito, un lungo bacio con cui ci passiamo e succhiamo dalle lingue sborra e saliva. Un bacio intimo, spudorato e profondo, di un tipo che non avevo mai dato.
Poi stremati crolliamo sul letto e ci abbracciamo forte.
Siamo in silenzio, stiamo galleggiando nel nostro “dopo” che è sempre Nuvola.
Apro gli occhi, allungo il braccio sul lenzuolo bianco e col polpastrello dell’indice raccolgo tre ciglia che vedo lì sparse. Avvicino il dito ai miei occhi, le guardo e penso che è quello che in genere restava nei miei tanti trascorsi “nulla del dopo”: tre ciglia sparse sul lenzuolo.
Soffio via le ciglia dal dito, sorrido al mio ragazzo e gli dico “Il vino e il dolce li abbiamo bevuti. Andiamo a fare il caffè?”

Anna Salvaje

Annunci

5 pensieri su “17 – IL BACIO

  1. partendo dal presupposto che mi sembra di aver capito che si parli di una storia passata (ma capisco che una risposta potrebbe equivalere a uno spoiler), mi domandavo se, durante questo periodo, sei rimasta “monogama” oppure ti sei concessa anche altre avventure nei tempi “morti”, ovviamente senza che lui lo sapesse

    Mi piace

  2. serve aria, spazio e aria, tra una lettura e l’altra.
    così come c’è stato tempo e ore e attesa tra un incontro e il successivo.
    perché i sensi hanno bisogno che ogni freccia arrivi al bersaglio, che ogni ferita abbia il tempo di aprirsi e diventare quello che è davvero, uno squarcio nell’anima da cui sgorga vita arteriosa.
    ed ogni passo é un velo che si scosta.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...