13 – PATRIZIA E LA MAGIA

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Andrea aprì la bottiglia e versò il vino, ostentando una disinvoltura che io sapevo essere assolutamente non vera. Gli guardavo la mano tremante che versava da bere e gli occhi esaltati e smarriti. E mi eccitavo, perché lo sentivo consapevole che aveva due donne per sé ed io ero consapevole che di lì a poco lo avrei visto scopare un’altra, mi sarei appropriata di quel momento, lo avrei fatto mio pure a quel modo, come in genere una donna non fa il proprio uomo.
Eravamo in una camera dell’albergo dove andavamo più spesso.
Patrizia era fra di noi, bella, alta, grandi tette, capelli neri corti, occhi grandi e una bocca perennemente atteggiata al sorriso.
Avevo conosciuto Pat tre anni prima, grazie a un mio amante parecchio fantasioso conosciuto nel sito di incontri.
Quell’uomo un giorno mi aveva invitato ad andare nel suo studio dove lui e una donna a me sconosciuta mi avrebbero messa al centro dell’attenzione. Quello fu un pomeriggio particolare e deliziosamente erotico. Patrizia era una 32enne bellissima e sexy, sorrideva sempre e aveva sempre una voglia matta di giocare e fare all’amore. Poi quel mio amante era finito nel dimenticatoio insieme agli altri,  ma con Pat  avevo mantenuto un contatto fatto di sporadici sms giocosi o di vignette simpatiche su whatsapp. E un paio di volte l’avevo pure coinvolta in gustosi giochini a tre con qualche amante con cui intrattenevo una relazione un poco più “stabile”.
Mi piaceva fare l’amore con lei: era una di quelle rare donne che mi stuzzicano i sensi per davvero e anche lei adorava far l’amore con la “signora bella” (è così che mi chiama).
Le telefonai a metà gennaio e le chiesi se avesse voluto fare impazzire insieme a me un bellissimo ragazzo di 26 anni. La risposta di Pat fu proprio quella che prevedevo: “Certo signora bella”. Ci accordammo e decidemmo che lei ci avrebbe raggiunti direttamente in albergo.
Avevamo brindato e bevuto. Eravamo in piedi davanti al letto. Io e Pat l’una di fronte all’altra e Andrea al nostro fianco.
Avvicinai il viso a quello di lei.
Dapprima sentii il sapore del suo rossetto e lo leccai.
Le passai languidamente la lingua sulle labbra, avendo cura di cacciarla bene fuori e di farla scorrere molto lentamente, di modo che Andrea vedesse perbene. Intanto guardavo Pat negli occhi grandi e lei guardava dentro i miei. Quando le sue labbra divennero ben umide cominciai a colpirle con la lingua, dei colpetti rapidi e vicini che le fecero dischiudere la bocca. Io non staccavo gli occhi da quelli di Pat, ma sentivo lo sguardo di Andrea su di noi, l’odore di lui che mi giungeva alle narici fra il profumo di lei. Respirai più forte per assaporarli entrambi, poi chiusi gli occhi e ficcai la mia lingua nella bocca di Pat. Ci baciammo. Patrizia portò la mano alla mia nuca e mi rovesciò la testa all’indietro. Chiusi gli occhi per godermi quel bacio mentre sentivo Andrea che respirava più forte e immaginai il suo cazzo che dentro i jeans si stava indurendo.
Ci staccammo e ci sorridemmo. Misi una mano sulla tetta di Patrizia e guardai il mio 26enne. “Hai visto che belle? Sentile” gli sussurrai, prendendogli una mano e portandola sul seno di Pat. Andrea cominciò ad accarezzarla mentre io e Pat, come se avessimo un tacito accordo, prendemmo a guardarlo con la stessa espressione sorridente di attesa. Gli occhi di Andrea, eccitati e stupiti, guizzavano dagli occhi di Pat, ai miei e alla sua mano che palpava il seno di lei.
Patrizia mi guardò, sorrise e riprese a baciarmi sulla bocca, mentre faceva scivolare la mano dalla mia nuca lungo le mie spalle. Fu una carezza dolce, lunga, con cui mi avvicinava a sé, facendo premere le mie tette alle sue e schiacciando fra esse la mano di Andrea. Io presi l’altra mano di lei, la strinsi e insieme andammo a toccargli la patta, seguendo con le dita il percorso del cazzo duro che premeva contro il tessuto.
Andrea si addossò a noi, avvicinò il viso ai nostri chiudendo gli occhi. Non appena io e lei avvertimmo il respiro di lui umido e caldo sulle nostre guance smettemmo di baciarci. Poi, continuando ad accarezzargli il cazzo attraverso i jeans e a tenere serrata la mano di lui tra le nostre tette, cominciamo insieme a leccargli le labbra. Era tutto un guizzare di lingue, di bacetti e morsetti, di saliva che si mischiava, di confini che si oltrepassavano, di labbra, di lingue, di denti e palati che si assaporavano. Senza schemi o dogane, freni o barriere. Era tutto un dolce fluire. Un bacio infinito.
Il cazzo di Andrea sembrava volergli esplodere dentro ai jeans: lo sentivo pulsare e indurirsi sempre di più.
Mi sciolsi dall’abbraccio. Mi buttai sul letto e risi dicendo a Pat  “Tesoro, di’ al ragazzo che si spogli e ci raggiunga!”. Anche Pat rise forte e, sedendosi sul letto vicina a me mi disse “Credo l’abbia sentito signora bella, adesso il ragazzo ci raggiunge.”
Io e Pat cominciammo a spogliarci e ad amoreggiare, come fosse la cosa più naturale del mondo. Eravamo nude, avvinte, gambe e braccia intrecciate e lingue confuse. Poi Pat si abbassò a succhiarmi i capezzoli, io le misi le mani tra i capelli e sollevai lo sguardo a guardare Andrea, che era rimasto in piedi immobile a guardarci estasiato.
“Spogliati” gli ordinai. Poi rovesciai la testa all’indietro e cominciai a mugolare piano, gustandomi le labbra e la lingua di Patrizia che si mangiavano le mie tette.
Riaprii gli occhi e tesi la mano aperta, il palmo rivolto verso l’alto, al mio splendido ragazzo ormai nudo, invitandolo e accogliendolo così fra me e la mia amica, accogliendo il suo corpo, la sua erezione e la sua emozione fra noi.
Cominciammo a dar vita ad uno straordinario e armonioso fluire geometrico, a un triangolo mutevole che cambiava di forma, vertici e lati, mantenendo però sempre intatta la sua perfezione.
Andrea era magnifico, vorace, affamato, incredulo. Forse immaginava, come la gran parte degli uomini, che fare all’amore con due donne avesse a che fare con le scene ridicole che ti propinano i porno. Era invece un magico scorrere senza soluzione di continuità… un dolce scivolare di respiri e di mani, di lingue, di fiche, di cazzo e sorrisi.
Non c’era nulla di osceno o indecente. Solo un gioco eccitante e sensuale che pareva una danza.
Intensa. Immensa. Perfetta.
Diverse volte dovetti fare uno sforzo per riprendermi da quel fatato languore e afferrare la lucidità che volevo per gustarmelo bene. Per guardarlo incantata leccare la fica di Pat mentre lei leccava la mia. O guardarlo negli occhi mentre Pat a quattro zampe gli ciucciava l’uccello ed io le baciavo la passera.
Volli poi vederlo scopare.
La mia bocca prese il posto di quella di Pat e cominciai a succhiarlo mentre con la mano frugavo la fica di Pat, strappandole miagolii deliziosi.
“Te la sto preparando perbene, amore mio” gli dissi “così te la scopi”. Poi Pat si impalò su di lui e cominciò ad andare su e giù. Mi avvicinai col viso a guardare i loro sessi uniti e iniziai a leccargli le palle mentre lui la scopava. Le mani di Andrea andavano dai fianchi di Patrizia ai miei capelli giù in basso. Mi sollevai e montai a cavalcioni sulle cosce di lui, mi posizionai dietro Pat con le tette appoggiate alla sua schiena e la abbracciavo accogliendo le sue nelle mie mani.
La mia bella amica gemette sospirando “signora bella” e rovescio’ la testa all’indietro poggiandola nell’incavo della mia spalla. Guardai compiaciuta Andrea negli occhi e gli dissi “Bravo amore mio, ora falla godere.”.
Il mio ragazzo sollevo’ le ginocchia a iniziò a muoversi come un cavallo imbizzarrito mentre io gli sorridevo. Quando sentii che Patrizia stava per godere la baciai profondamente sulla bocca tenendo i miei occhi aperti, senza mollare lo sguardo da quello di Andrea.
Quel pomeriggio variammo più volte la danza e la forma del nostro armonioso triangolo.
Fuori era ormai buio. Lui era in piedi e io e Pat eravamo inginocchiate davanti al suo uccello a baciarci e a baciarlo. Gli succhiavamo alternativamente il cazzo e ci succhiavamo le lingue mentre Andrea teneva le mani sulle nostre teste. Io e la mia amica avevamo una sincronia perfetta!
Mi tirai in piedi perché ebbi l’urgenza di parlargli mentre Pat continuava a pomparlo.
Mi avvicinai, respirai forte e gli alitai sull’orecchio. Gli narrai di quanto era bello, di quanto fosse un incanto guardarlo e gli chiesi sfrontata quanto gli stesse piacendo, quanto stesse gustandoselo. Andrea mi ascoltava, gemendo e soffiando forte.
Poi Pat mi prese la mano e mi tirò giù, ancora in ginocchio. Fu lei a piantarmi il cazzo pulsante in bocca, a spingermi la testa fino a farlo affondare tutto, a tenermi ferma mentre lui mi sborrava in gola.
Dopo, qualche ora dopo che Pat se ne andò, facemmo ancora l’amore.
Lo facemmo con calma, lentamente, con una totale sensazione di complicità e di appartenenza l’uno all’altra come non avevamo ancora sperimentato.
Fu allora che accadde.
Avevo avuto tanti amanti e avevo tanto amato… ma non lo sapevo. Dovevo aspettare tutti quegli anni per scoprire che le donne si possono sciogliere nella gioia infinita di quel liquido chiaro che adesso stava praticamente allagando il letto, regalandomi un piacere inedito, forte e violento.
Nonostante i fremiti dell’orgasmo volli guardarlo, toccarlo.
Tremavo, gemevo e chiedevo sorpresa “Cos’è…?”
Andrea vi intinse un dito e se lo portò alla bocca. Assaporò il dito in silenzio, poi sorrise e mi disse: “Sa di mandorla… però sa più di magia.”

Anna Salvaje

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3 pensieri su “13 – PATRIZIA E LA MAGIA

  1. è come essere dentro di te e vedere le cose attraverso i tuoi occhi.
    al tempo stesso però il mio essere maschio mi mostra la scena dal punto di vista di lui.
    Pat invece no, non si racconta e non ha il mio stesso istinto, ed è lei la nota diversa di questo accordo.
    quello che lo rende diverso dagli altri accordi, più complesso, sì, ma anche più giusto e adatto al momento.
    l’alterazione che ne sposta l’armonia verso nuovi sviluppi, verso altre e nuove soluzioni.
    sul fondo tre cuori che battono, cui si aggiunge quello che legge.
    ci avviciniamo alla fine, e ogni tappa aggiunge qualcosa al passato e sottrae qualcosa al futuro.
    ci avviciniamo alla fine, e ogni tappa è impregnata di presente.

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