12 – ATAME !

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“Vorrei che mi legassi” gli scrissi qualche giorno prima del nostro appuntamento settimanale. “Lo faccio” rispose lui, così,  semplicemente,  con la rapidità e il coraggio di osare di sempre, nonostante la sua inesperienza (in verità sempre più ridotta grazie alla nostra relazione).
Era questo che mi piaceva da morire di Andrea, la sua capacità di mettersi in gioco nonostante l’emozione, il suo candore che diveniva d’un tratto spudorato e sfrontato senza perdere mai la sua intima essenziale innocenza. E mi piaceva da morire essere “la prima” per lui, …la prima che lui aveva inculato, la prima che lo aveva bevuto, la prima a cui aveva detto sconcezze,….
Mi piaceva essere il suo …battesimo porno!
Ci vedemmo nell’albergo della nostra prima volta vicino la stazione e ci diedero una camera al piano terra, vicina alla 110, quella che era stata “la nostra”.
Passando davanti la 110 ebbi un fremito e nel medesimo istante Andrea mi strinse più forte la mano. Ci guardammo. Avevamo gli occhi carichi di passione, della “nostra” passione, e ci sorridemmo consapevoli.
Una volta in camera mi avventai su di lui con la fame di sempre…. la bocca che lo cercava, la lingua che lo inseguiva, le mani che gli percorrevano il corpo insinuandosi sotto la giacca, le dita che frugavano, tastavano, scostavano tessuti a cercare pelle e calore. E intanto gli sussurravo frasi concitate fra un bacio e l’altro, fra un morso e l’altro.
Lui per un po’ mi assecondò abbandonandosi al desiderio di me, mi teneva le mani sui fianchi inarcando il bacino per farmi sentire il cazzo già duro contro il bassoventre, si muoveva incoraggiando e favorendo gli spasmi del mio corpo che voleva aderire il più possibile al suo, rispondeva ai miei baci, lasciandosi succhiare la lingua e succhiando la mia.
Poi d’improvviso si fermò e mi fermò, bloccandomi i polsi con le mani.
Io lo guardai sorpresa e imbronciata, come una bimba a cui avessero sottratto il gelato che stava per gustarsi. “Che c’è, ragazzo?” gli chiesi. Andrea accennò un sorriso e rispose: “Tu adesso vai in bagno e mi aspetti. Esci da lì solo quando ti chiamo.” Rimasi immobile a fissarlo per qualche secondo, poi mi ripresi rendendomi conto di avere le labbra aperte in una smorfia di stupore. Sorrisi e poi, senza guardarlo, raccolsi la borsa che avevo gettato sul pavimento e mi avviai lentamente in bagno, chiudendo la porta alle mie spalle.
Stetti per un po’ ferma a sentire i rumori che Andrea faceva nella stanza, cercando di immaginare a cosa fossero riconducibili. Sentivo zip che si aprivano, i suoi passi, rumore di oggetti, di mobili che venivano spostati. Rinunciai a capire e mi avvicinai allo specchio.
Mi guardai. Era spettinata e rossa in viso, eccitatissima. Lo vedevo negli occhi, nella mano che tremava mentre provavo a sistemarmi i capelli, nella lingua che insistentemente andava a leccare le labbra ormai prive di qualsiasi traccia di rossetto. Mi sentivo una gatta in calore.
Mi tolsi l’abito, il reggiseno, le mutandine e restai solo in autoreggenti e stivali.
“Posso uscire, Andrea?” chiesi. Lui mi disse di no, che dovevo ancora aspettare. Sentire la sua voce acuì il mio desiderio e febbrilmente mi accesi una sigaretta e tornai a prestare ascolto ai rumori di là della porta. Niente. Non capivo un cazzo di quello che stesse facendo. Rinunciai ad immaginare o cercare di capire: avevo solo voglia di uscire di lì e gustarmi perbene il mio ragazzo. Mi appoggiai alla porta e gli dissi con voce dolcissima e vogliosa che volevo fare l’amore con lui. Ero certa che Andrea non avrebbe resistito a quel mio richiamo mielato e che avrebbe immediatamente aperto la porta. Invece no. I rumori cessarono solo per un attimo e la sua voce seria mi disse “Aspetta. Esci quando te lo dico”. Questo cambio di battute nel copione che mi ero prefigurata ebbe il risultato di farmi eccitare ancora di più e mi misi una mano fra le gambe. Riprovai un altro paio di volte a fare da suadente sirena, invitandolo ad aprire, ma entrambe le volte lui mi disse che no, che dovevo aspettare.
Spensi la luce e mi rintanai nell’angolo del bagno più distante dalla porta, quell’attesa mi sembrava infinita. Nel buio cominciai a toccarmi le labbra, ad accarezzarmi il seno, a rivivermi nella mente tutti i nostri giorni di passione, i nostri arcobaleni, i fermi immagini di miele e quelli più estremi e indecenti. Ero accesissima e totalmente persa in questi ricordi quando la porta si aprì e nel controluce vidi la sagoma magnifica del ragazzo che tanto amavo. Era bellissimo, completamente nudo e col cazzo dritto. Si avvicinò piano e io cominciai a bagnarmi, lo sentivo. E più sentivo che mi bagnavo e più mi eccitavo. Quando fu a pochi centimetri da me, senza toccarmi il corpo, mi baciò appassionatamente sulla bocca e io mi sciolsi. Lo baciavo oscenamente, cacciando fuori la lingua, ansimando, mordendo e succhiando.
Anche stavolta d’improvviso lui si bloccò, si spostò alla mia destra e mi chiese di andare in camera.
Mi girava la testa per il desiderio e cominciai ad avanzare piano verso la porta quando con le mani dovetti appoggiarmi agli stipiti perché mi tremavano le gambe. Mi fermai. Nel buio Andrea aveva continuato ad avanzare dietro di me e quando sentii il suo cazzo duro che urtava contro le mie natiche, che le colpiva ciecamente da una parte all’altra gemetti, puntai più forte le mani sugli stipiti e mi piegai un po’ sulle ginocchia… avevo la passera fradicia. Andrea mi abbracciò da dietro, mosse un po’ l’uccello duro e pulsante contro le mie chiappe e mi sussurrò all’orecchio “Oggi ti scopo come voglio io”. Io emisi un gridolino e venni. Glielo dissi, sconvolta e stupita, “..sto venendo.. sto venendo e non mi hai ancora sfiorato la fica…” mormorai godendo. Lui mi strinse più forte e accolse tutti i miei fremiti e gemiti di piacere. Mi abbandonai tremante tra le sue braccia e mi lasciai condurre sul letto.
Mi tolse calze e stivali e mi fece sdraiare al centro del letto. Fu in quel momento che mi resi conto che aveva fissato delle corde ai quattro angoli. Mi legò a mani e braccia spalancate, completamente e oscenamente aperta, esposta, vulnerabile…
Rimase in piedi al lato del letto a guardarmi. Anch’io lo guardavo, guardavo i suoi occhi, la bocca, il corpo nudo perfetto, l’uccello duro e svettante… Quanto lo desideravo…
Poi iniziò a parlarmi, a dirmi quanto ero bella, quanto e come mi avrebbe baciata fra poco, come mi avrebbe sbattuta perbene. Avvicinò la bocca al mio orecchio e mi invitò a concentrarmi su di me, sul mio desiderio. “Senti quanto sei bagnata?” mi sussurrava “Senti quanta voglia di cazzo hai? Quanta voglia hai di essere montata? Lo sa la tua fica che fra poco sarò dentro di lei? Lo sai che ti chiavo perbene fra poco, amore mio?”.
Non ero abituata a sentirlo così, a sentirlo parlare così, padrone e signore del mio desiderio…
Chiusi gli occhi e cominciai a contorcermi, per quanto mi permettessero le corde. Tremavo, muovevo la testa da una parte all’altra, sollevavo il bacino e gemevo. Più mi contorcevo e più mi sentivo aperta e incompleta, fragile, vulnerabile e, proprio per questo, potentemente viva. Lo volevo disperatamente, urgentemente. Non ne potevo più.
Riaprii gli occhi. Si era seduto in ginocchio fra le mie cosce e cominciò a strofinarmi il cazzo sulla pancia dicendo “Lo vuoi amore mio? Lo vuoi?”.
Cominciai a pregarlo, a supplicarlo di prendermi, gli dissi che lo amavo, che ero la sua puttana o il suo amore, la sua troia o la sua donna, che sarei stata tutto quello che avesse voluto, ma lo scongiuravo di scoparmi.
Continuando a guardarmi negli occhi Andrea mi mise le mani sotto il culo e mi tirò un po’ in avanti, di modo che la mia fica aperta e bagnata sfregasse contro la punta del cazzo. Poi affondò dentro di me e cominciò a scoparmi con forza.
Era bello più che mai, intenso e magico più di sempre. Era una nuova pagina di noi.
Assecondavo le sue spinte per come potevo, inarcando e ruotando il bacino per quanto lo permettevano le corde che mi bloccavano. Cominciammo a baciarci intensamente e a parlarci dentro la bocca. I miei “Sì. Sì” si ripetevano e confondevano ai suoi ripetuti “Sono dentro di te. Sono dentro di te.”
Venimmo insieme, donandoci un altro pezzetto di noi, scambiandoci l’anima e le frasi. L’arcobaleno ci sorprese, con lui che sborrava in me ansimando infiniti “Sì” e io che godendo ripetevo “Sei dentro di me. Sei dentro di me.”
Dopo, mentre ci coccolavamo con baci, carezze e sorrisi, gli chiesi “Che ti è successo ragazzo? È una nuova nuvola quella in cui mi hai portato o sono state le corde a farti diventare chiacchierino?”. Andrea mi sorrise e mi abbracciò forte “Shhh… ragazza…” mi disse “Non guardare in basso, ché siamo davvero alti.”.
E mi baciò.

Anna Salvaje

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2 pensieri su “12 – ATAME !

  1. di questa traccia mi resta impresso un momento preciso.
    quello in cui Anna spegne la luce del bagno e si rintana nel punto più protetto del bagno, al buio, soffiando e ansimando come una gatta. una gatta vestita di calze e stivali e pelle e timor panico di quel che avverrà.
    con il mondo fuori che si organizza, che prepara il banchetto al quale lei parteciperà in veste di portata unica.
    sento da qui la densità dell’emozione, il fiato corto, il diaframma contratto, i sensi accesi, il sangue che si fa fluido e irrora di istinto animale le estremità e il ventre.
    intensità.

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  2. ripasso da qui a distanza di mesi, e ti ritrovo nell’angolo, fremente e pulsante.
    tu da quell’angolo non sei mai uscita del tutto, è da lì che scrivi, è da lì che tuitti, è da lì che trasformi tutta la tua energia in parole.
    quella parte di te è il seme della tua matrioska, la bambolina più interna, e chi ti cerca sappia non ti avrà trovata del tutto se non trova lei.

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