10 – JULIJA SUI TUBI

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Fermai un tassì e salimmo. L’autista, un milanese di circa 60 anni, chiese dove volessimo andare e io, con voce cantilenante e un poco da cretina, risposi: “Veramente non lo so. Volevo portare mio nipote in un locale di lap dance, ma non ne conosco nessuno. Lei può aiutarci?”.
Il tassista mi guardò dallo specchietto retrovisore con uno sguardo interessato, poi esclamò: “Vent’anni che faccio il tassista a Milano ed è la prima volta che una donna mi chiede di andare in un locale di lap dance! Ok signora. Vi porto io in un bel locale!”
“Grazie” dissi e poi, mentre prendevo la mano un po’ fredda di Andrea e me la mettevo sotto il vestito fra le gambe, nel tepore che c’era fra quelle strisce di pelle calda delle mie cosce che rimaneva scoperta tra l’autoreggente e le mutandine. “Lei è davvero gentilissimo. Ah sa?… Lui non è mio nipote..”
Il tassista scoppiò in una fragorosa risata e Andrea arrossì. Risi anch’io e chiesi “Lei non ha mai avuto una nipote?”

 Il tassista rispose di sì e per tutto il tragitto ci raccontò che era stato con una ragazza russa di vent’anni più giovane, una ballerina di lap dance. Raccontò che erano molto innamorati, che avevano vissuto insieme 4 anni, ma che poi un giorno d’improvviso lei era sparita nel nulla e lui non ne aveva saputo più niente.
“Sarà impazzito dalla disperazione” dissi con voce comprensiva “Per il pensiero di quel che può esserle accaduto…”
Il tassista minimizzò dicendo “Ma no. Non le è accaduto nulla. Le russe sono così. Sono strane. D’improvviso spariscono”
“Ma ci avrà sofferto, quattro anni insieme e poi d’improvviso sparire così. Insomma… ci sarà stato male…” incalzai.
“Ma no. Giusto un paio di giorni.” E aggiunse “L’avevo messo in conto: le russe sono strane!” Io e Andrea ci guardammo parecchio divertiti da quelle strane e bizzarre considerazioni.
Arrivammo al locale. Era una grande sala estesa longitudinalmente nella cui parte mediana si sviluppava una pedana rialzata con tre tubi verticali al centro. Addossati alle pareti c’erano tanti divanetti e tavolini. Le luci erano basse e la musica gradevole.
Sui divani sedevano tanti uomini, per la gran parte soli e intorno ai 50-60 anni. In un angolo c’era pure un gruppo di quattro trentenni dall’aria un po’ fuori posto.
Sulla pedana si davano il cambio delle bellissime ragazze, tutte molto giovani e vestite in modo provocante e discinto, che ballavano strofinandosi sui tubi e spogliandosi piano.
Altre ragazze giovanissime, belle e poco vestite, si muovevano fra il bar e gli uomini soli ed eleganti. Con un sorriso vacuo stampato sul volto ed occhi assenti, si sedevano vicino a un cliente, consumavano, o meglio fingevano di consumare un cocktail che lui offriva loro, ridevano frivolamente e si strusciavano sull’uomo, lasciandosi toccare cosce, culi e seni  o sedendogli sulle ginocchia. Poi, dopo 10-15 minuti di questa strana recita, le ragazze poggiavano il loro bicchiere ancora colmo di cocktail sul tavolino vicino, abbandonavano quel cliente salutandolo con bacino sulla guancia e si spostavano altrove, avvicinandosi ad un altro cliente per ripetere lo stesso teatrino o salendo sulla pedana e mettendosi a ballare dando il cambio ad un’altra ragazza.
Ero l’unica donna fra i clienti e tutti ci guardavano con aria incuriosita: dal gestore del locale, alle “ragazze” e ad ogni singolo avventore.
Andrea era decisamente meno imbarazzato di quanto avessi previsto. Cominciai a sussurrargli all’orecchio, ad invitarlo a guardare i dettagli delle ragazze che mi piacevano, …il culo di una, le tette di un’altra, le labbra di un’altra ancora che sembravano fatte per fare pompini… Oppure gli indicavo quei clienti che “familiarizzavano” con le ragazze. “Guarda quello” dicevo “l’ha fatta sedere sulle sue ginocchia e se la sta oscillando addosso… secondo te a lui sta tirando l’uccello?” Alternavo queste comunicazioni con colpetti di lingua all’orecchio, baci e piccoli morsi sul collo. Andrea ogni tanto arrossiva, ma alla mia domanda se fosse a disagio sorrideva e rispondeva che si stava divertendo.
“Adesso ti faccio divertire di più” gli dissi.
Guardai perbene le ragazze del locale e tra tutte mi colpì una biondina poco più che ventenne, che ballava sulla pedana appoggiata a un tubo, vestita con un abitino cortissimo bianco, dagli occhi azzurri e dalle tette magnifiche. Quando smise il suo “numero” la chiamai e le chiesi di venire a bere qualcosa con noi, battendo la mano più volte sulla coscia di Andrea ed invitandola così a sedersi sulle ginocchia di lui.
Lei, dopo un attimo di esitazione, disse di sì e si sedette in braccio al mio bellissimo 26enne. Sorrisi, perché la cosa che più mi piacque in quel momento fu come quel mio insolito invito avesse eliminato immediatamente dal volto della biondina il sorriso statico che tutte le ragazze del locale avevano e che anche i suoi occhi, da assenti  e distratti, fossero diventati di colpo vivaci e attenti.
Ordinammo da bere e la ragazza, seduta sulle ginocchia di Andrea, cominciò a raccontarsi. Disse che era russa, che aveva ventidue anni e che si chiamava Julija. Che il mio invito le era sembrato “strano” ma che era stata contenta, perché di coppie in quel locale non se ne vedevano mai.
Era piacevole ascoltarla, con quell’accento russo che dava alla sua vocina un colore molto sexy. Cominciai ad accarezzarle piano le braccia e a dirle quanto fosse morbida la sua pelle. Lei parlava e parlava, ma gli occhi azzurri tradivano una curiosità crescente.
Andrea era bellissimo (e con quella splendida ragazza sulle ginocchia era ancora più bello!). Aveva un’aria frastornata, eccitata e febbrile, e mi sorrideva con la bocca e con gli occhi. Guardava me, ci scambiavamo uno sguardo di intesa, poi seguiva con gli occhi i movimenti delle mie mani sulle braccia della russa. Poi tornava a guardarmi e a sorridermi.
“Hai delle tette bellissime.. Lo sai?” dissi a Julija percorrendo con l’indice il bordo della sua generosa scollatura. Lei mi disse che anch’io ero bella e si portò le mie mani sul suo seno in modo che ciascuna mia mano potesse accoglierne uno. Sorridemmo tutti e tre. Poi Julija riprese a raccontare, del suo lavoro, di un suo ragazzo geloso che voleva mollare (“anche solo per poco” disse) e delle sue tette che avrebbe voluto ridurre.
“Ridurle?” dissi io “Ma no. Sono bellissime. Senti amore” Presi le mani di Andrea e, vincendo una sua iniziale resistenza, le portai sul seno di Julija. Continuai a tenere le mie mani su quelle di lui, muovendole sulle tette della russa, invitandolo a palpare, a toccare, a tastare e facendogliele strizzare un pochino.
Julija si era zittita, ma era indubbio che la situazione le piacesse parecchio perché aveva uno sguardo davvero divertito ed eccitato negli occhi.
Quando mi accorsi che Andrea avrebbe continuato da solo le carezze, tolsi le mie mani dalle sue e mi incantai a guardarlo.
Il mio ragazzo era magnifico: toccava quelle tette belle, grandi e rotonde con una espressione spudorata e sfrontata che lo rendeva ancora più sexy e affascinante.
Anche Julija lo guardava un po’ ammaliata, poi io e lei ci guardammo e ci sorridemmo, maliziose e complici.
La russa mi prese una mano con la sua e cominciammo un gioco di mani, di dita e di unghie smaltate di rosso che si toccavano, si intrecciavano, si allontanavano… per poi riavvicinarsi e ricominciare, come in una sensuale danza. Con l’altra mano invece io accarezzavo le bianche cosce di Julija e lei faceva altrettanto con le mie cosce scure e abbronzate, sorridendoci ad ogni brivido che la carezza di una provocava e strappava all’altra.
Andrea era eccitatissimo, lo vedevo imbronciare le labbra ad ogni strizzata di tette che faceva alla russa o ad ogni sospiro che sfuggiva a me o a Julija… lo sentivo respirare più forte quando si perdeva a inseguire con gli occhi quel gioco di mani confuse.
Quando il cameriere ci portò da bere ci accorgemmo che eravamo diventati noi tre l’attrattiva del locale e che tutti o quasi ci guardavano: il gruppo di trentenni, il gestore, gli uomini soli e persino le ragazze sulla pedana che avrebbero dovuto essere lo spettacolo!
Julija sembrò svegliarsi da quel breve sogno, ci disse che non poteva trattenersi oltre, che per accordi col gestore del locale poteva rimanere solo 10 minuti con ogni singolo cliente. Aggiunse però che voleva rivederci e che, se si fosse mollata col ragazzo, avrebbe voluto far l’amore con noi.
Bisognava però aspettare che si mollasse “almeno per poco”, perché lei era seria e “non tradiva”. Raccontò che anche quando era andata in un prive’ ad Amsterdam aveva avuto cura di prendere prima una pausa di riflessione nel rapporto col suo ragazzo. Precisò ancora una volta che lei era ‘seria e non tradiva’ e concluse con un “Però speriamo che mi mollo così vi rivedo. Dopo magari mi ci rimetto insieme”.
Mi diede il suo numero e ci salutammo dandoci un lieve bacio sulla bocca.
Tornando in albergo in ascensore Andrea mi disse “Ma che strana filosofia quella di Julija..”
“Che vuoi farci?” dissi imitando la voce del tassista “Le russe sono strane!”. Scoppiammo a ridere e ci fiondammo in camera a fare l’amore, affamati l’uno dell’altra come sempre, con quella fame che si rinnova, si reinventa ogni volta, si riscopre più potente e che non si sazia mai.
Ci spogliammo freneticamente, lo feci sdraiare e mi impalai quasi subito sul suo uccello, stringendo le pareti della vagina per assaporarlo meglio e farlo più mio, dondolandomi lentamente  avanti e indietro, dondolandogli il cazzo e l’anima.
Venni piano, scivolando dolcemente sull’intenso arcobaleno che mi stava regalando. Mentre gemevo Andrea mi poggiò la mano sul collo e cominciò a stringerlo lievemente dicendomi “Godi amore”. Sapeva che la sua voce mi avrebbe scatenata, e difatti cominciai a soffiare e a cavalcarlo più forte, a inseguire l’arcobaleno più grande e dai colori più vividi che già intravedevo nei suoi occhi. Continuai a dondolarmi avanti e indietro sempre più vogliosa e più affamata di lui, ansimando e gemendo, fino ad esplodere in un piacere che mi attraversò e mi scosse tutta, per poi crollare, esausta e appagata, fra le sue braccia.
Eravamo in silenzio a goderci quel magico momento quando mi venne in mente una cosa del mio passato e gliela dissi.Sai che un mio amante francese una volta mi ha detto che quando sto sopra faccio l’amore e mi muovo come le russe?”.
Andrea mi prese il viso fra le mani e tutto serio mi sussurrò “Tu sei sempre stata un po’ ‘strana’ amore mio…” Scoppiammo a ridere e ci baciammo. Poi mi disse “Ora abbassati e succhiami il cazzo, perché voglio sborrarti in bocca”.
Quel linguaggio in bocca ad Andrea mi fece girare la testa, ma ubbidii e mi abbassai senza esitare sul suo uccello, con la gioia di una bambina che sta per scartare il suo regalo di natale.
Glielo presi in bocca, chiusi gli occhi e in cuor mio ringraziai commossa Julija e tutte le russe del mondo, perché se quella sera il mio 26enne era stato capace di dirmi il termine “sborrare” senza arrossire… forse  un pochino di merito era stato pure loro.

Anna Salvaje

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3 pensieri su “10 – JULIJA SUI TUBI

  1. ciao Julija, tu non lo sai, ma quella sera tu hai preso parte ad un rituale.
    ciao Julija, tu non lo sai, ma quella sera Anna si è trasformata in te, e stando sopra di lui ha richiamato un’antica magia che le fu insegnata da un suo antico amante francese, una magia che l’ha trasformata in te, per un attimo, ed è a te che Andrea ha detto quelle parole, parole che non avrebbe detto a lei.
    ciao Julija, non so se Anna se ne era accorta, ma forse sì, forse lei ha voluto che accadesse, perché lei conosce un’altra antica magia, che è quella di condurre il proprio uomo di fronte ai suoi più reconditi desideri e nutrirsi con lui di quel pasto primordiale.
    magie che sanno di patto ancestrale e indissolubile.

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