08 – UNA BIONDA AL PRIVE’

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Stavamo insieme da tre mesi quando gli chiesi di andare a un prive’. Ne trascorse un altro di opera di persuasione su di lui (“Dai amore, guarderemo e basta.”, “Curioseremo in giro e se saremo a disagio andremo via”,…). Alla fine Andrea accettò.
Era un bel locale, di classe, elegante. Molte coppie di bella presenza e pochi uomini soli.
Ero elettrizzata, tesa (ma di quella tensione che ti fa respirare vita nell’aria), febbrilmente in “attesa”. Andrea era imbarazzato ma eccitato e curioso. Non so esattamente cosa mi aspettassi o cosa cercassi, ne’ quanto ci saremmo “spinti”.. So che il solo fatto che Andrea aveva ceduto al mio desiderio e alla sua curiosità mi eccitava ed esaltava.
Bevevamo e ridevamo. Eravamo come in attesa. Probabilmente pensavamo che da un momento all’altro una coppia si sarebbe avvicinata a noi e che avremmo iniziato una conversazione stuzzicante
Invece.. d’improvviso la sala si svuotò, come se fosse suonata la campanella della ricreazione. Io e Andrea ci guardammo e, dopo i primi istanti di stupore e perplessità, ci recammo nella zona prive’ dove verosimilmente erano andati tutti.
Un’accozzaglia di corpi nudi, sconosciuti e anonimi si stava accoppiando senza regole geometriche. Non c’erano sguardi di intesa, assonanze, armonie, nulla di nulla. Non avvertii nessuno stimolo erotico. Semmai una sensazione di “interscambio” asettico, di privazione totale di individualità e sessualità.
La scena aveva pure un nonsochè di surreale e comico, perché questo “carnaio” di corpi era circondato dagli uomini singoli, tutti con dei cazzetti mosci in mostra che si masturbavano inutilmente (perché continuavano a rimanere mosci) e vagavano attorno alla massa indistinta di carne.
Guardai Andrea, era sperduto, fuori posto, stavo per dirgli di andare via quando, nell’ultima stanza di quel labirinto, la mia attenzione fu catturata da una coppia che inevitabilmente brillava fra gli altri. Un ragazzo e una ragazza intorno ai 30 anni, lei bionda e bella, lui bruno e attraente.
“Li vedi quelli?” dissi ad Andrea “Sono gli unici ‘veri’ qui dentro”.
Eravamo in una stanza stretta e lunga, i due erano seduti su un letto singolo addossato al muro, completamente vestiti. Parlottavano tra loro concitatamente. Lui l’abbracciava, l’accarezzava, la baciava sul viso e le parlava, la bionda per un po’ si abbandonava ai baci stando zitta e chiudendo gli occhi, poi li riapriva, sembrava scuotersi dal torpore, ricopriva freneticamente quel lembo di pelle (una spalla, una coscia) che le mani di lui avevano scoperto, e cominciava a mormoragli delle frasi facendo di no con la testa.
Era evidente: eravamo di fronte a un lui che vuole “osare” e a una lei che non vuole. Percepivo le loro emozioni: l’eccitazione di lui e il turbamento di lei.
Dissi ad Andrea di sedersi sul divano posto solo a un metro circa dal letto dove stava la coppia, mi sedetti in braccio a lui e cominciai a baciarlo sulla bocca appassionatamente, come se attorno a noi non ci fosse nessuno, senza pudori a emettere quei mugoli e gemiti che non riesco a trattenere ogni volta che la mia lingua viene a contatto con la lingua del mio bellissimo 26enne.
I due cessarono la loro schermaglia e cominciarono a guardarci. Nella stanza arrivarono pure quattro o cinque uomini singoli che si fermarono a contemplare quello strano quartetto. Il silenzio era rotto solo dai miei mugolii.
Smisi di baciare Andrea, mi sistemai sulle sue ginocchia dandogli le spalle e rivolsi il viso e lo sguardo alla coppia. Andrea mi abbracciava e io dondolavo avanti e indietro guardando la bionda. L’uomo riprese ad accarezzare e baciare la sua donna, a sussurrarle parole di convincimento e intanto, quando lei non lo guardava, mi faceva cenno di raggiungerlo, di avvicinarmi a lui.
Probabilmente pensava che di lì a poco mi avrebbe scopata.
Io allungai un piede in avanti e toccai con la mia scarpa tacco 12 la caviglia di lei, che mi guardò sorpresa.
Diedi un bacio ad Andrea e gli dissi all’orecchio “Guarda e goditelo amore.”
Poi mi alzai e mi avvicinai alla coppia.
I due erano stupiti. Guardai la bionda e le sorrisi. Era bella. Avvicinai il dito indice alla sua bocca e le accarezzai lentamente le labbra. Lei mi guardava con due occhioni meravigliati e timorosi.
“Sei bella” le sussurrai sorridendo. Le misi l’altra mia mano sulla fronte facendole chiudere gli occhi, mi avvicinai al suo orecchio e ripetei “Sei bella”.
Lei rovesciò un poco la testa all’indietro, avvicinai le mie labbra alle sue e glielo ridissi lì, le sussurrai ancora sulla bocca “Sei bella”. Fu scossa da un brivido e accelerò il respiro. Vidi il suo seno alzarsi e sollevarsi e sorrisi. Allontanai con una mano l’uomo che stava provando a toccarmi e mi girai verso Andrea. Ci sorridemmo con uno sguardo complice. Poi tornai alla bionda.
C’era un silenzio surreale. Tutti erano immobili e zitti. Andrea, l’uomo, gli altri uomini che guardavano stando in piedi in fondo alla stanza.
Cominciai a leccarle le labbra, il collo, la pelle calda del petto. Lei tremava e sussultava ad ogni tocco della mia lingua. Le vedevo i brividi sulla pelle. Era bellissimo gustarsi come piano piano cedeva a me, alla mia bocca, come dolcemente si arrendeva e si abbandonava, morbida e calda.
Le dissi “Apri gli occhi e guardami”.
Lei ubbidì. Aveva uno sguardo eccitato e ancora sorpreso, ma sono certa che adesso era sorpreso da lei stessa, dalla reazione che stava avendo ai miei baci e alle mie carezze.
La baciai sulla bocca. Dapprima dolcemente, poi sempre più appassionatamente. La bionda ebbe un fremito, mugolò e cominciò a rispondere caldamente al mio bacio. Aveva una lingua dolcissima e soffice. Mi abbracciò e l’abbracciai, continuando a baciarci, le lingue che si cercavano e si intrecciavano confuse. Dovetti nuovamente allontanare l’uomo che nel frattempo aveva riprovato ad avvicinarsi.
Mi staccai e cominciai ad accarezzarle il seno, le scoprii le tette. Erano bellissime, piene e rotonde. Le presi i piccoli capezzoli rosei turgidi fra le dita e li pizzicai. La bionda cominciò a gemere. “Brava” le dissi “Miagola gattina, miagola”. Le accarezzai le tette con entrambe le mani e mi girai verso Andrea sorridendo, mostrandogli il seno della bionda fra le mie mani e facendogli cenno di avvicinarsi. Lui sorrise e fece no con la testa.
Affondai il viso fra le tette di lei, gliele leccavo, le baciavo, le succhiavo, le mordicchiavo piano. Lei gemeva e ansimava sempre più forte.
L’uomo riprovò ancora una volta ad avvicinarsi. Stavolta fu lei a scacciarlo via. Lo fece con un gesto noncurante, indolente e stizzito, come quando si scaccia una mosca che ti dà fastidio.
Ci sorridemmo e ricominciammo a baciarci. La bionda cominciò a toccarmi il seno e mi accorsi che anch’io avevo cominciato a miagolare. Le sollevai il vestito e le infilai la mano fra le cosce. Aveva la fica depilata ed era bagnatissima. Poggiai le dita sul suo grilletto, gonfio e pulsante, e presi ad accarezzarglielo piano, con un movimento circolare, lento e dolce.
La stanza era sovrastata dai nostri mugolii e gemiti. Ansimavamo col medesimo ritmo. Lei cominciò a muovere il bacino, lo ondeggiava, seguiva il movimento della mia carezza al suo grilletto e cercava di accelerarlo. Sentivo la sua voglia di essere riempita. Quando poi inarcò il bacino contro la mia mano -una, due, tre volte- decisi di accontentarla e le ficcai indice e medio dentro la fica, mentre col pollice continuavo a titillarle il grilletto. La bionda emise un piccolo gridolino, mi prese il viso fra le mani e cominciò a succhiarmi la lingua. Era così bagnata che il rumore del cic ciac delle mie dita che si muovevano dentro e fuori di lei superava quello, già altissimo, dei nostri gemiti.
Mi staccai dal bacio della bionda e guardai Andrea, continuando a tenere le dita dentro di lei. La toccavo, le frugavo perbene la fica e intanto guardavo lui negli occhi. Andrea era bellissimo e ci guardava affascinato ed eccitato. Io guardavo i suoi occhi e intanto mi immaginavo il suo cazzo duro sotto i jeans.
Lo invitai ancora a raggiungerci. Gli dissi “Vieni” e anche la bionda glielo disse. Ma Andrea scosse ancora una volta la testa.
Tornai a guardare la bionda, tolsi la mano dalla sua fica e la misi fra i nostri visi, le avvicinai alla bocca le mie dita bagnate dei suoi umori e la invitai a succhiarle. “Assaggiati” le dissi “Senti quanto sei dolce”. Lei le succhiò e intanto mi abbracciava convulsamente.
Mi staccai dalla bionda e mi alzai. Lei provò a trattenermi ma le sorrisi e dolcemente tolsi la sua mano dal mio braccio. Mi rivolsi al suo uomo che stava in un angolo del letto, immobile e sbigottito, e gli dissi “Abbine cura: è una donna magnifica.”
Andai da Andrea che mi abbracciò e mi baciò appassionatamente.
“Perché non ti sei avvicinato?” gli chiesi all’orecchio.
“Eravate bellissime, temevo di rovinare quella magia se mi fossi unito a voi” rispose.
Gli sorrisi, lo baciai, gli morsi le labbra e poi aggiunsi “Lo sai che prima o poi ti vorrò vedere scopare un’altra? Lo sai ragazzo? Lo sai?”
Lui arrossì e mi disse che sì, che lo sapeva.
Ci prendemmo per mano e andammo via. Gli uomini sull’uscio si spostarono quasi con riverenza per farci passare.
Quella notte facemmo l’amore davvero “come se non ci fosse un domani”.

Anna Salvaje

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3 pensieri su “08 – UNA BIONDA AL PRIVE’

  1. manca un pezzo della storia, manca qualcosa, di quella serata.
    ci sei tu, c’è lui, c’è lo spettacolo carnale, ci sono i singoli attorno.
    c’è lui. c’è la bionda e c’è il suo uomo.
    hai introdotto tutti gli attori, ciascuno nella sua parte, ciascuno secondo copione.
    ma.
    non hai voluto mostrare quella cosa, quell’animale che ti mangia in quei posti, quella sensazione di essere oltre il senso del peccato, oltre le regole, e l’energia che in quei posti mangia vive le persone come te, come lui, quell’intima esplosione che ti può portare a perdere il controllo.
    e tu non lo hai perso, il controllo, non lì.
    né tu, né lui. non al club.
    ma una volta a casa, è quello il racconto da scrivere: ho memoria di una serata del genere, con i vestiti volati a terra appena richiusa la porta di casa.
    quella volta non si arrivò al letto, non quella volta.

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