05 – QUEL GIORNO AL PARCO

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Stavo ricordando quella volta che una sera avemmo una piccola incomprensione al telefono.
Il giorno dopo me lo ritrovai alle 8 del mattino sulla banchina della metro, alla fermata dove scendo per cambiare linea. Ci abbracciammo subito e subito ci ritrovammo.
Avevamo pochissimo tempo: avevo chiamato in ufficio ma ero riuscita a prendere solo un’ora.
Andammo in un bar a fare colazione e dopo lo portai al parco. Mi era venuta voglia di gustarmelo così… all’aperto, come un’adolescente.
Glielo dissi. Andrea era timoroso ma a me la cosa esaltava. Parecchio. L’idea che ci potessero vedere e i suoi occhi spalancati quando gli dissi che volevo fargli una pompa lì erano un mix di eccitazione micidiale.
È deliziosamente erotico quando un ragazzo giovane si “affida” a te… vederlo strabuzzare gli occhi per le cose “estreme” che gli fai e gli fai fare è davvero afrodisiaco ed eccitante.
Si sedette su una panchina e io mi sdraiai con la testa sul suo pacco.
Cominciai prima a soffiare attraverso il tessuto dei pantaloni, per fargli giungere al cazzo il mio fiato umido e caldo. Poi lo tirai fuori e lo presi in bocca. Non tutto. Solo la cappella. La stuzzicavo con lingua e labbra cercando di dare al movimento della lingua lo stesso ritmo del suo respiro che diventava sempre più forte e frenetico. Poi la tenni ferma tra palato e lingua sentendola ingrossare. La tirai fuori e me la guardai.. Era così bella, calda, pulsante, tutta lucida della mia saliva… sembrava brillare sotto la luce del sole…!
Mormorai estasiata “Guardati amore, guarda quanto sei bello!”
Lui guardò il suo uccello grosso e duro nella mia mano destra, con la punta del cazzo lucida a pochi centimetri dalle mie labbra dischiuse.. poi mi guardò negli occhi, leggendovi di certo tutta la voglia che avevo. In quel momento, e senza mollare i suoi occhi coi miei, cacciai fuori la lingua e gli leccai la cappella. Andrea spalancò i suoi proprio mentre io spalancavo la bocca e mi prendevo tutto il cazzo fino in gola. Rimasi per un momento infinito così, ferma, con la bocca piena di lui.
Sentivo che si costringeva a rimanere immobile. Sapevo che era eccitato e imbarazzato, combattuto fra il timore che fossimo visti da qualcuno e il desiderio dell’attimo in cui avrei cominciato a pompare come si deve.
Gli presi le mani e gliele portai sulla mia testa, assicurandomi di fargli intrecciare perbene le dita fra i miei capelli, senza smettere di guardarlo negli occhi. Il suo viso aveva un’espressione sensualissima: le sopracciglia corrucciate e le labbra imbronciate di quando è eccitato stavano avendo come sempre un effetto devastante su di me. Anche io mi obbligavo a stare immobile, e con quel cazzo caldo e pulsante piantato in gola non era affatto facile: impazzivo dalla voglia di sbattermelo su e giù.
Lo guardavo negli occhi stando lì, a bocca piena, le labbra serrate a circondare la base del suo uccello, muovendo piano la lingua sull’asta ma senza far scorrere il cazzo nella bocca di un solo millimetro. Ed ero decisa a non farlo se prima non avessi capito dal suo sguardo che la voglia di farsi spompinare e sborrarmi in gola vinceva l’imbarazzo per la situazione insolita e il timore di essere visti da qualcuno.
Non so se fu più convincente la mia lingua suadente o i miei occhi imperiosi e lascivi, ma finalmente Andrea ebbe un sussulto, strinse forte le dita fra i miei capelli tirandoli leggermente e invitandomi ad andare su e giù.
Nonostante il desiderio di obbedire all’invito resistetti ancora, trattenendo con fatica la smania di amarlo con la bocca e stringendo le gambe per placare il desiderio di lui che nel bassoventre urlava, urgente e potente.
Fu solo quando lo vidi chiudere gli occhi e rovesciare la testa all’indietro, emettendo quel gemito che ormai conoscevo e che mi mandava in orbita, che cominciai avida a pompare e a succhiare.

Anna Salvaje

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3 pensieri su “05 – QUEL GIORNO AL PARCO

  1. c’è tutto un percorso, nel tuo ricordo.
    mi chiedo se il suo ricordo coincida con il tuo, o se più semplicemente non parta dal tuo finale “cominciai avida a pompare e succhiare”.
    il peso di ogni dettaglio nella percezione di un uomo può essere molto diverso da quello che dai tu.
    ma la storia, quella vera, non è nella meccanica di una pompa, ma nel gioco che ti inventi ogni volta.
    quel che mi rapisce mentre leggo è la consapevolezza e la misura esatta di quel che mostri di te.

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