03 – LA PRIMA VOLTA

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La 110 era situata al piano terra. A 6 metri circa dal banco della reception. Entrammo. Andrea aveva i modi impacciati, quasi indecisi. Era palese che quella era una situazione che non gli era per nulla familiare. Al contrario di me: gli innumerevoli amanti avuti negli ultimi due anni mi avevano resa sciolta e spigliata quando con un uomo semisconosciuto varcavo la soglia di una nuova camera di hotel o motel!
Decisi di imbarazzarlo ulteriormente e assunsi una espressione seria, quasi lievemente scocciata.
Mi mossi nella stanza con ostentata disinvoltura. Eravamo in silenzio, c’era solo il rumore dei miei tacchi che si muovevano sul pavimento. “Vado al bagno” dissi. E mi chiusi alla toilette. Sentivo i suoi movimenti al di là della porta chiusa. Me lo immaginavo che vagava nella stanza, che si chiedeva se fossi arrabbiata o meno e perché, che attendeva quello che sarebbe successo, che si interrogava se forse avesse sbagliato qualcosa o avesse detto una frase fuori posto.
Mi fumai una sigaretta in bagno, sorridendomi sorniona allo specchio. Poi uscii.
La stanza era al buio, Andrea si era seduto sul letto davanti alla tv accesa, ma sintonizzata su nessun canale. “È bello quello che stai guardando? ” gli chiesi prendendolo in giro e chiamandolo per cognome. Poi mi piazzai in piedi fra lui e il televisore, col mio culo all’altezza del suo viso, ripetendogli “E’ bello quello che stai guardando?”

 Andrea balbettò qualcosa che non capii mentre io, come se fosse la cosa più naturale e ovvia del mondo, mi tolsi il vestito, reggiseno e mutandine e restai in sottoveste.
Mi sdraiai sul letto supina e gli dissi “Non vieni?” Lui si sdraiò vicino a me. Poi tornò seduto, si tolse le scarpe e si risdraiò coricandosi sul fianco e volgendomi il viso. Cazzo quanto era imbarazzato ed emozionato! Mi sembrava di sentire tutto il suo turbamento…
Mi misi seduta sul letto e avvicinai il mio viso al suo, rimanendo sospesa e immobile. Lui si mosse piano e avvicinò il suo viso al mio. Mi scostai repentinamente e mi allontanai. Lui mi disse “scusa, non volevo baciarti. Volevo solo sentire il tuo odore. Scusa.”
La sua voce che tremava mi entrò letteralmente dentro con tutta l’emozione che sembrava dominarla.
“Hai capito il ragazzo…” pensai “Voleva annusarmi..” Sorrisi.
Mi misi lentamente a cavalcioni su di lui e avvicinai le mie dita al suo viso, ne percorsi i contorni, la fronte, le sopracciglia, le palpebre, il naso, la curva delle labbra, le guance, l’osso della mascella. Poi mi chinai ad annusarlo, col suo fiato caldo che mi colpiva il collo. Lo annusai dovunque.
Lui era ancora interamente vestito. Nelle parti di corpo che aveva scoperti (viso, mani , braccia, collo, piedi) lo annusavo piano, dolcemente e languidamente. Sul torace e le gambe, dove aveva maglietta e pantaloni, annusavo energicamente, strofinando naso e labbra contro il tessuto, come un cane che fiuta un indizio e se lo vuole imprimere perbene.
Per ultima gli annusai la patta. Spingevo col naso in prossimità dell’inguine, facendo tirare il tessuto dei pantaloni che ricopriva l’uccello, e appoggiando lì la guancia per sentire sotto di essa il rilievo del suo cazzo. Sorrisi accorgendomi di quanto fosse duro. Stetti per un po’ ferma così e allungai le mani verso l’alto, verso il suo viso, mettendogli le dita in bocca.
Mi tirai su’, mi rimisi a cavalcioni su di lui e gli presi il viso fra le mani. Lo guardai negli occhi…avevano le pupille dilatatissime e sembravano due grandi laghi neri. Lui poggiò le sue mani sulla mia fronte, sulle tempie e io fui investita da una sensazione dolcissima. Ci sorridemmo guardandoci e scesi a baciargli la bocca. Fu un bacio dolcissimo e profondo. Un fermo immagine di miele di un nastro che scorre.
“Troppo dolce. Troppo dolce.” Pensai.
Fui travolta da una foga incredibile e cominciai a spogliarlo. Volevo riprendere in mano la situazione. E così via la sua maglietta, in azione le mie dita frenetiche sui bottoni dei suoi jeans, … Lui ogni tanto mi fermava, tornava a pormi le mani sulle tempie, a guardarmi dentro gli occhi con i suoi immensi laghi neri e a sorridermi. E ogni volta venivo inghiottita da una intensa sensazione di dolcezza e non potevo fare a meno di sorridergli e di ribaciarlo sulla bocca in quel modo dolcissimo e profondo.
Altro fermo immagine mielatissimo.
Poi ritornavo a pensare “Troppo dolce. Troppo dolce” e il nastro di me che lo spogliava freneticamente riprendeva ad andare. E via i suoi pantaloni, via le mutande….
Era completamente nudo adesso, disteso, il cazzo svettante e bene in tiro sembrava un animale vivo che finalmente era stato liberato da una prigione.
Ci abbracciamo e rotolammo sul letto ad invertire le posizioni. Adesso era lui sopra di me, le mani ancora sulle mie tempie, gli occhi ancora negli occhi. Quanta vita nei suoi occhi, quanta dolcezza, quanto desiderio. Anch’io gli toccai il viso. Era bello in un modo commovente. Ci fissammo a lungo fino quasi a morirne, poi ci sorridemmo e ci baciammo. Mi resi conto che stavo desiderando tantissimo quel ragazzo, come non mi accadeva da tempo.
Gli poggiai le mani sulle natiche e lo chiamai ancora per cognome. “Dammi il cazzo in bocca” gli dissi, sorridendo ed invitandolo con le mani e con i movimenti a mettersi a cavalcioni sul mio seno e a puntarmi il cazzo sul viso.
I due laghi neri ebbero un guizzo, ma mi assecondò immediatamente.
Avevo il suo uccello gonfio davanti gli occhi. Cominciai a passare le dita fra i suoi peli, poi a percorrere con i polpastrelli le linee delle vene gonfie sull’asta, poi la cappella e intanto lo respiravo forte, mi nutrivo dell’odore di lui.
Sollevai la testa per sfregarmi perbene il suo cazzo sulla faccia, sulle palpebre, sulle guance, sulle labbra chiuse. Sfregavo e annusavo forte. Lui mi guardava, eccitatissimo e un poco smarrito, poi tornava a pormi le mani sulle tempie, a tuffare i suoi occhi nei miei, a farmi scivolare e a farci scivolare nel fermo immagine di miele.
Ho alzato le braccia, ho stretto con le mani la testiera del letto e l’ho invitato a bloccarmi le braccia con le sue mani. “Scopami la bocca” gli ho detto.
Ha avvicinato la punta del cazzo alle mie labbra e io, senza smettere di guardarlo negli occhi, le ho dischiuse per accoglierlo. Ha cominciato lentamente ad andare dentro e fuori la mia bocca, andando sempre più dentro ad ogni spinta. Era meravigliosamente delizioso e sensuale. Io muovevo la lingua in modo da accarezzargli cappella, filetto e asta ad ogni affondo, piegavo il collo per favorirlo, per farlo scorrere perbene fra lingua e palato, per farmi arrivare il cazzo in gola fino a farmi lacrimare gli occhi. Poi, quando ho sentito le sue palle colpirmi ad ogni affondo il mento, ho cominciato a succhiare in maniera ritmica e sinergica al movimento di lingua. Mi piaceva così tanto che ho spalancato le gambe e ho cominciato a muovere il bacino. Non smettevo intanto di guardagli gli occhi: c’erano momenti in cui li spalancava, quelli in cui li socchiudeva rovesciando indietro la testa, quelli i cui prepotentemente tornavano a cercare i miei.
Il cazzo gli pulsava forte e compresi che stava per venire. Colsi una sua certa ritrosia, forse era insicuro.. forse non sapeva se poteva venirmi in bocca, se avesse dovuto spostarsi o altro.
Staccai le mani dalla testiera del letto e cercai le sue mani che mi bloccavano le braccia, gliele strinsi forte per richiamare la sua attenzione.
Guardandolo negli occhi e col suo cazzo che mi riempiva la bocca, feci per un paio di volte cenno di sì con la testa, incoraggiandolo a godere senza alcun pensiero o preoccupazione. I due laghi neri mostrarono uno scintillio magnifico mentre il suo cazzo cominciò a pulsare più potente e ritmico e a stillare sborra di miele nella mia gola.
Succhiavo, assecondando l’ondata dei fiotti di sperma caldo e dolce, succhiavo e ingoiavo, succhiavo e premevo la lingua sull’asta a placarne e accarezzarne i fremiti, succhiavo e bevevo mentre con le mani stringevo le sue che tremavano.
Ancora occhi negli occhi. Ancora fermo immagine di dolcezza infinita. Mi sembrava di succhiargli l’anima.
Fu una lunga notte. Lo feci mio e fui sua più volte. In silenzio.
Ero sempre io che decidevo momenti e posizioni. Come quando mi misi a quattro zampe davanti lo specchio e lo incitai a montarmi da dietro, invitandolo a guardarmi la faccia riflessa nello specchio. O come quando lo cavalcai stando sopra, impalandomi su di lui e dondolandomi avanti e indietro col suo cazzo piantato bene in fica. O come quando lo feci scendere dal letto e lo feci mettere in piedi perché, chiamandolo sempre per cognome, “Ti voglio succhiare il cazzo stando in ginocchio e voglio che ti guardi allo specchio e ti accorgi di quanto sei bello” gli dissi.
Avevo deciso tutto io.
Di farmelo. Come farmelo. In quanti modi e quante volte farmelo. Ma non avevo vinto.
Che non ci fosse niente da vincere lo capii quella notte nel suo abbraccio forte da dietro dopo che avevamo goduto insieme, quando io stavo a quattro zampe e lui mi aveva scopata in fica da dietro. Dopo l’orgasmo mi aveva stretta a sé e c’eravamo abbracciati così fortemente, furiosamente e quasi dolorosamente, come due sopravvissuti a un naufragio che finalmente sono certi di essersi salvati.
C’eravamo abbracciati perché Vivi e felici, perché quella notte vinsero i fermi immagini di miele, le mani sulle tempie e gli occhi negli occhi.

Anna Salvaje

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7 pensieri su “03 – LA PRIMA VOLTA

  1. Pingback: Anna Salvaje – Diario di una Cougar | Anna Salvaje

  2. ed è così che il racconto della pelle diventa il racconto della carne, ed il racconto della carne diventa racconto di anime.
    e quel che è troppo dolce per la pelle diviene il perfetto collante tra un prima e un dopo.
    la cosa che mi colpisce davvero è il realizzare come tutto questo sia ben oltre l’idea di peccato: le hai trovate, tu, le istruzioni.

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