02 – L’APERITIVO

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Il mio dito percorreva lentamente il bordo del bicchiere di Campari. Freddo. Rosso. Brillante.
Eravamo al tavolo di un bar. Andrea era seduto rigidamente, le gambe ancorate alla sedia. Sembrava teso e nervoso, quasi diffidente.
Smisi di guardarlo e presi a seguire con gli occhi il movimento del mio dito che percorreva il bordo del bicchiere, la mia unghia rossa che colpiva il vetro.
Forse gli apparivo annoiata e distratta, ma ero invece interessata e attentissima.
Sapevo che lui mi guardava: percepivo il suo sguardo e la sua emozione. Ogni tanto sollevavo il viso e gli piantavo spudorata gli occhi negli occhi. Occhi di donna quarantenne, attraente e sicura, dentro occhi di ragazzo 26enne emozionato e intimidito.
Era attratto da me. Inequivocabilmente.
Quanto era così diverso dagli uomini conosciuti sul sito di incontri! E non era solo un fatto di età. Andrea era diverso non perché così giovane, ma perché era evidente fosse totalmente nuovo a quel genere di incontri e, soprattutto, a quell’approccio e a quella proposta che gli avevo fatto.
Percepivo il suo imbarazzo nei suoi non particolarmente brillanti tentativi di conversazione e ne ero divertita.
Cominciai a studiarmelo nel dettaglio. Era bello, alto, moro e con la carnagione chiara. Aveva dei bellissimi occhi scuri e un bellissimo sorriso. Poi presi a guardargli le spalle, le braccia muscolose, le mani. Cambiai posizione e mi inarcai in avanti per guardarlo meglio. Lo guardavo senza curarmi di essere discreta, in maniera volutamente sfacciata e spudorata.
E più lo guardavo e più mi piaceva.
Anche io gli piacevo tanto. Nonostante quella lieve diffidenza che si affacciava ogni tanto sul viso, nonostante forse la sua incredulità per le modalità e rapidità con cui si evolveva l’appuntamento, i suoi occhi e la sua voce non riuscivano a nascondere che era eccitato e attratto da me.
Un paio di volte lo sorpresi a fissarmi le gambe e gli sorrisi. Lui arrossiva e io mi ritrovai a pensare più volte “ti voglio”.
Era vero. Lo desideravo tantissimo.
Non lo avevo assolutamente previsto: quella sera avevo pensato che avrei solo giocato a flirtare con un ragazzino. Non avevo messo in conto di quanto sa essere irresistibile il candore quando ci si mette!
Ecco. Era quello che mi attraeva così tanto, realizzai. Quel suo candore misto ad eccitazione, quella timidezza che però cedeva alla voglia di osare, come del resto aveva gia’ dimostrato accettando la mia proposta così insolita.
Presi a raccontare di qualche mio incontro con gli uomini del sito, senza risparmiare ricchi dettagli scabrosi, sorseggiando il Campari e accompagnando i racconti con uno sguardo sfrontato e malizioso.
Andrea arrossiva e non reggeva lo sguardo.
Allora ridevo e lo incalzavo di domande, in modo frivolo, giocoso e disinvolto, buttandoci dentro qualche parola “forte”.
“Hai già incontrato altre donne del sito?” – “Ma le hai scopate?” – “Perché ti piacciono quelle più grandi?” – “Ti sei masturbato al telefono con qualcuna di loro?” – “Hai mai scopato due donne insieme?”
Lo costringevo così di nuovo a guardarmi.
Poi, quando ero certa di avere nuovamente catturato il suo sguardo, mi zittivo, rimanevo seria, facevo assumere alle mie labbra un’espressione imbronciata e passavo quasi distrattamente la punta della lingua sul labbro inferiore. Lui abbassava di nuovo gli occhi e aveva un fremito nel respiro, quasi come se l’emozione che fino a quel momento aveva in gola d’improvviso andasse giù a prendergli il cazzo. Mi piaceva e mi eccitava pensare che era così, che si sentisse emozionato dalla gola al cazzo. Era stato il movimento della mia lingua a provocare quell’emozione? O i miei racconti e le mie domande? Il mio seno e le mie gambe? O forse era solo la sua pochissima esperienza con le donne?
Non lo so. So solo che era spaventosamente delizioso ed eccitante gustarmi il suo imbarazzo.
E ricominciavo, perché ormai avevo deciso che di lì a poco gli avrei strappato ogni cellula di diffidenza e di vergogna con la lingua.

Anna Salvaje

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2 pensieri su “02 – L’APERITIVO

  1. leggo e rileggo ripassando ogni gesto, ogni dettaglio. come se ci fosse qualcosa che è lì, sotto gli occhi, ma che non riesco a vedere.
    una danza che parte dalle tue unghie rosse sul vetro, che rimbalza dai tuoi occhi ai suoi, al tuo labbro e giù giù fino al centro del suo volerti.
    e poi da capo, una gif animata che si ripete e si ripete lasciando il tempo sospeso, un cerchio perfetto con un suo equilibrio fatto di distanze, di differenze, di dislivelli e di cortocircuiti.
    ad ogni ripartenza il Campari torna freddo, poi si scalda un poco, e ad ogni giro lui si illude per un attimo di poterti fissare, ma dura solo lo spazio di un fotogramma. poi, il tuffo dagli occhi al Campari. Rosso. Freddo. Brillante.
    E ricominciavi.

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